9 months ago
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Lovers: la recensione del film di Matteo Vicino Featured

“C’è soltanto un bene che è la cultura, c’è soltanto un male che è l’ignoranza”, queste sono le parole di Matteo Vicino alla  presentazione a Roma (cinema The Space Moderno) del suo terzo film “Lovers”.

Il film è ambientato a Bologna e vede come protagonisti di quattro storie differenti Primo Reggiani, Antonietta Bello, Ivano Marescotti, Margherita Mannino e Luca Nucera. I primi tre episodi, che compongono questo film, rappresentano maggiormente la parola “Lovers”, che in inglese significa amanti, descrivendoci tre realtà differenti di amore, presentandoci le delusioni amorose, l’amore ossessivo o quello fin troppo libero. Attori che sembrano sciogliersi storia dopo storia, raccontandoci anche la competizione che a volte si può creare fra due amanti sul lavoro o delle difficoltà matrimoniali.

E’ il quarto e conclusivo capitolo che invece, ha suscitato il mio interesse e apprezzamento, non solo perché richiama e tiene fede alla citazione iniziale e all’intenzione del regista, ma perché l’amore passa in secondo piano rispetto alla cultura.
Un giovane dj decide di scrivere un libro ma non essendone capace, insieme alla sua agenzia, contatta un amico di vecchia data che fa lo scrittore professionista, o meglio, ci prova, perché il mercato che gli si prospetta è poco proficuo anche se il libro è ben scritto ed è il risultato di duro lavoro. Il libro del dj, mal scritto e definito brutto, invece, scritto dall’amico che vuole prendersi gioco della sua ignoranza, diventa un best seller in Italia.

Quest’ultima parte del film la trovo la più attuale, dove la bellezza e le cose effimere superano, almeno in apparenza, le cose concrete.
Ci invita a leggere, ma il tratto interessante sta nel sottolineare che spesso non c’è meritocrazia, non essendoci interesse nell’operato realizzato da una persona ma più per il soggetto che lo realizza, o finge di realizzarlo, e che come nel caso del dj, il best seller non sempre è il libro più bello ma quello più venduto. Spesso, soprattutto i più giovani catapultati con i social in un mondo fittizio, prendono ad esempio personaggi superficiali perdendo di vista le cose davvero importanti e le personalità di vero spessore.

Sommariamente il film non mi è piaciuto, l’ultimo racconto  è stato senza dubbio il più carino ma se l’intento del regista era di focalizzarsi sulla cultura, ci è riuscito in parte solo nelle ultime scene, lasciando il fruitore, per gran parte del film, confuso e con storie, quasi del tutto, sconclusionate.
Decisamente suscettibile di miglioramento, ma se dovessi dare un voto da 1 a 5 darei 2,5 perché premio l’audacia del regista e degli attori nel credere in questo progetto, sperando che il prossimo film sarà migliore.

Chiara Giammarioli

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