9 months ago
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Chiamami Col Tuo Nome Featured

Una celebrazione sensuale dell’amore: il film di Luca Guadagnino è da Oscar

La 90esima edizione degli Oscar sarà quella di Christopher Nolan, Guillermo Del Toro e Steven Spielberg. Ma sarà anche quella di Luca Guadagnino e Greta Gerwig, le due “Cenerentole” degli Academy Awards: i due registi sono in corsa con 2 film indipendenti, Chiamami Col Tuo Nome e Lady Bird, una rarità nell’ambito di una premiazione che, di solito, privilegia le grandi produzioni. I due film hanno anche molto in comune: sono entrambi racconti formazione ma, lì dove la Gerwig ha mantenuto toni più leggeri, il regista italiano è andato ha scelto la profondità, portando sul grande schermo un film potentissimo. Guadagnino ha conquistato 4 nomination: Miglior Film, Miglior Attore, Miglior Sceneggiatura Adattata e Miglior Brano Originale per la colonna sonora.

Tratto dall’omonimo libro di Andre Aciman, Chiamami Col Tuo Nome racconta la storia d’amore tra Elio e Oliver. Il romanzo è ambientato in Liguria, Guadagnino trasferisce la storia in Lombardia: siamo nel 1983, Elio è un ragazzino di 17 anni, figlio di una famiglia colta e poliglotta. Suo padre, il Sig. Pearlman, è un professore di archeologia che, ogni estate, invita uno studente universitario a trascorrere un mese nella sua antica villa, per farsi assistere durante le sue ricerche. La moglie, Annella, ama la compagnia dei suoi ospiti, Elio vive queste incursioni come una seccatura.

Quell’estate arriva Oliver, un giovane americano disinvolto e attraente. Elio deve cedergli la sua stanza, si sposterà in quella vicina. Il rapporto tra i due inizia come una formalità: il ragazzo deve essere gentile con i suoi ospiti e accompagnare il giovane americano ovunque voglia andare. Stando in sua compagnia ha modo di osservarlo e inizia a provare curiosità per lui. Una sera Oliver va a ballare insieme ad Elio e i suoi amici: quando il ragazzo vede il suo ospite baciare una ragazza in pista, qualcosa lo infastidisce. Gli ci vorrà tempo per capire cos’è. Elio prova a distrarsi, iniziando a frequentare la sua amica Marzia: c’è attrazione, stanno insieme, ma non è felice. Intanto Oliver lancia al ragazzo dei segnali, lui gli coglie, qualcosa inizia a prendere forma: uno sguardo, un tocco casuale, un bacio. I due si arrendono ai loro sentimenti e, almeno per un po’, Elio dimentica che il giovane dovrà fare ritorno in America.

Etichettare il film di Guadagnino come “cinema gay” è ingiusto e riduttivo: Chiamami Col Tuo Nome trascende quei canoni e va oltre. Questo film è una storia d’amore, un racconto di formazione che trasuda sensualità, ma si perde immediatamente di vista il fatto che i protagonisti siano entrambi di sesso maschile: la forza del sentimento che provano è qualcosa in cui chiunque si può immedesimare, a prescindere dall’età e dall’orientamento sessuale. La sceneggiatura di James Ivory è un trionfo di poliglottismo e riferimenti poetici; la telecamera di Guadagnino segue e protagonisti e “cresce” con il loro sentimento: distante quando sono ancora due conoscenti, sempre più vicina quando sono loro ad avvicinarsi.

Il cast dà potenza all’insieme: Michael Stuhlbarg, nei panni di Mr. Pearlman, ci regala una meditazione sull’amore che sarà difficile dimenticare; Armie Hammer è affascinante e convincente nel ruolo di Oliver. Ma questo film segna la nascita di una stella, Timothée Chalamet: l’attore franco-americano, 22 anni, sparisce nel personaggio di Elio. Ne è l’insicurezza e l’impeto, lo sguardo meditativo e il desiderio. Chalamet è candidato all’Oscar e, anche se è difficile che lo vinca visto che sfida attori del calibro di Gary Oldman e Daniel Day-Lewis, la sua candidatura è più che comprensibile.

Di Chiamami Col Tuo Nome, gli americani hanno apprezzato la storia e le atmosfere tipicamente italiane. Ma a loro sfuggono alcuni dettagli che a noi, in patria, arrivano in tutta la loro forza.

Guadagnino è un poeta delle assenze, quel genere di assenza che provi da ragazzino: è il vuoto di quando sei costretto ad abbandonare un amore conosciuto vacanza, i nuovi amici che hai frequentato per pochi mesi, di quando devi lasciare la grande e antica casa in cui hai trascorso l’estate. La valigia è sulla porta. Dentro, lo stesso vuoto di Elio: lo vedi nei soffitti troppo alti, lo senti in una porta che sbatte, nel canto delle ultime cicale quando devi chiudere le finestre. È sempre lo stesso posto, quello in cui sei stato felice. Ma all’improvviso non lo sei più.

 

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