6 months ago
  • Share

The Disaster Artist

The Disaster Artist The Disaster Artist (C) Justina Mintz - courtesy of A24 and New Line Cinema

Il nuovo film di James Franco è uno dei più belli dell’anno, ma agli Oscar paga il prezzo dello scandalo Weinstein

Qualunque cosa facciate nella vita, vi sarete sentiti dire almeno una volta questa frase: “Sii te stesso e vedrai che realizzerai i tuoi sogni.” Un buon consiglio, valido in tutti i settori e soprattutto (dicono) in campo artistico.

Ma, essere autentici, è davvero sufficiente per farcela? Chiedetelo a Tommy Wiseau. Lui è sempre stato se stesso: era autentico quando ha iniziato a studiare recitazione, è autentica la sua amicizia con Greg Sestero, è autentica la sua voglia di sfondare a Hollywood e di vincere un Oscar. Spende tutte le sue energie per diventare un bravo attore, eppure, viene additato come uno strambo, privo di talento che dovrebbe rinunciare ai suoi sogni di gloria. L’unico a sostenerlo è proprio il suo amico Greg ed è insieme a lui che, nel 2003, Tommy realizza The Room, il film che avrebbe dovuto farlo uscire dall’anonimato. In un certo senso è stato così: accolto come “il peggior film mai realizzato”, The Room è comunque diventato un cult movie.

James Franco racconta questa storia (vera) in The Disaster Artist, film che sarà da domani al cinema distribuito da Warner Bros. e che è già stato premiato ai Golden Globes. Ed è proprio durante quella premiazione che è arrivato qualche fischio, per un motivo che non ha niente a che vedere con il film: James Franco è stato attaccato per aver indossato la spilla con la scritta “Time’s up” (Il tempo è scaduto), messaggio simbolo del coming out delle vittime dello scandalo Weinstein che ha travolto Hollywood. I fischi si sono trasformati in accuse di condotta sessuale inappropriata (da parte di alcune ex allieve dell’attore e regista, che insegna anche recitazione) e sono state diffuse sui social media. A nulla sono servite le smentite di Franco durante i programmi dei conduttori Seth Meyers e Stephen Colbert perché, lo scorso 23 Gennaio, l’Academy si è “messa al sicuro” e ha nominato The Disaster Artist in una sola categoria, Miglior Sceneggiatura Adattata, l’unica per la quale James Franco non ritirerebbe personalmente il premio in caso di vittoria (il film è scritto da Scott Neustadter e Michael H. Weber ed è tratto dall’omonimo libro biografico).

Sin dalle prime scene, appare evidente che per James Franco questo film è stato una sorta di parco giochi: ha voluto dirigerlo ed esserne il protagonista, ha incontrato Wiseau, si è divertito a recitare accanto al fratello Dave e a tanti amici illustri, da Seth Rogen a Sharon Stone. Il modo in cui l’attore americano veste i panni di questo “artista del disastro” è sorprendente, ma dovrete arrivare alla fine del film per capirlo. A stupire ancora di più, è la semplicità disarmante del film: performance di alto livello, ottima regia, battute esilaranti, colonne sonore cucite sulle scene.

Difficile etichettare The Disaster Artist perché è tante cose insieme: un film biografico, una riflessione sul talento e sulle tante ipocrisie del mondo dello spettacolo, un esercizio di stile sul mestiere del cinema, una tragicommedia sui dubbi esistenziali di un uomo e sui suoi sacrifici per arrivare al successo.

Il film, purtroppo, paga il prezzo (altissimo) dello scandalo che ha colpito Hollywood e, probabilmente, non riuscirà ad accaparrarsi neanche l’unica statuetta per la quale è in corsa. Verificare la fondatezza delle accuse mosse a Franco è compito di altri, ma una cosa è certa: lui e il suo film meriterebbero più di un Oscar.

 

We use cookies to improve our website. By continuing to use this website, you are giving consent to cookies being used. More details…